mercoledì, 27 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni, contro-informazione

Questo episodio merita di essere raccontato.

Alcuni giorni fa vado alla polizia a rifare il passaporto.

Mi si para davanti questo sportello, con accanto quello dell’immigrazione (permesso di soggiorno, ecc).

A servirmi c’è un poliziotto gentile e pacato.

A servire gli extracomunitari ce n’è un altro di tutt’altra indole.

Mentre aspettavo il rinnovo del passaporto, seguivo incuriosito, e infastidito, il comportamento che teneva l’altro poliziotto.

Ho assistito a due scene… Ma mi sono bastate.

1° scena) Arriva un extracomunitario. Il poliziotto: ‘ Che hai da guardare? Vedi di abbassare lo sguardo, chiaro? Ma pensa te… Cos’hai bisogno, sentiamo’.

‘ Devo partire per l’Egitto e devo ritirare i documenti…’.

Il poliziotto guarda tra le carte e non trova i documenti.

‘ Arriveranno domani… Penso’.

‘ Ma io devo partire!’.

‘ Eh, buon viaggio. Che vuoi da me?!?’.

‘ Ma la sua collega ieri mi ha detto che ci sarebbe stato oggi’.

‘ Non me ne frega niente di quello che ti ha detto la mia collega. Capisci l’italiano? Se ti ho detto che non ci sono non ci sono. Punto! Passa domani’.

L’extracomunitario se ne va, triste e sottomesso.

2° episodio) Arriva subito dopo un altro extracomunitario.

‘ Mi hanno detto che devo portare questi documenti per fare xxx (N.d.A. Non so che documento gli servisse… Ma non è importante)’.

Glieli consegna tutti.

Il poliziotto guarda e getta un foglio dalla sua parte.

‘ Questo foglio non mi serve! Ma lo collegate il cervello al resto del corpo?’.

Lo straniera abbassa lo sguardo… Che altro poteva fare?!?

 

Ora, parliamoci chiaro: io lavoro in un negozio. Se dovessi comportarmi così con un mio cliente, minimo mi licenziano in tronco.

Non esiste che tratto così una persona, che sia italiano o extracomunitario.

Non potrei farlo neppure con uno che si merita un tale servizio, figuriamoci con uno che viene da me con aria sommessa e pacate, che mi saluta e mi chiede per favore.

Ero tentato di rispondere al poliziotto maleducato ma, onestamente, dovevo rinnovare il passaporto x’ tra una settimana parto. Secondo voi se avessi espresso un parere, quando pensate che l’avrei visto il mio passaporto? Nel 2012?!?

Sapete, io capisco la diffidenza verso lo straniero (ma anche verso l’italiano).

Ma mettetevi nei loro panni: arrivano in una terra straniera, Non sanno la lingua, né come si vive e com’è la burocrazia italiana.

Hanno una lingua totalmente diversa dalla nostra, quindi devono impararsi dei simboli che per loro sono geroglifici (stessa cosa se noi studiassimo la loro).

Si trovano in una terra dove la maggior parte delle persone sono diffidenti, maleducate e prevenute (e, potete dire quanto volete che in Italia siamo tutti aperti, ben disposti e aperti agli stranieri, ma la realtà è ben altra…).

Sia chiaro: io non sto parlando con l’extracomunitario che fa casino, ruba, ecc ecc. Io sto parlando di quello onesto che si fa un culo tanto per guadagnare soldi da mandare a sua moglie e ai suoi figli in Egitto.

E guardate che lavorando in un negozio se ne vedono tante: tipo extracomunitari gentilissimi e adorabili e italiani maleducati, strafottenti e  arroganti (un esempio: il saluto. Su 10 italiano che saluto all’ingresso, almeno 6 non ricambiano. Manco ti guardano… E poi dicono che gli italiani sono educati…) al punto che a volte mi chiedo se il paese educato è il nostro o il loro…

Quel poliziotto non ha mai vissuto all’estero, non si è mai trovato nella stessa situazione di questi extracomunitari.

Io l’ho vissuta…

Quand’ero a Londra ho fatto la loro stessa trafila: lingua spesso incomprensibile, burocrazia diversa dalla nostra (appesantita cmq dalla lingua), situazioni da gestire in modo delicato in quanto io ero ‘in terra straniera’.

Mi sono trovato anche alle 4 del mattino davanti ad un porto egiziano in attesa che aprissero per prendere il mio traghetto. Ero con due valigie e un portatile, in mezzo alla strada, solo e straniero. La strada era deserta. A volte passavano alcuni camion pieni di egiziani che mi guardavano incuriositi. E due camion si sono fermati per chiedermi se avevo bisogno di aiuto… Quanti italiani al loro posto si sarebbero fermati a informarsi? Tirate ad indovinare?

Io lì mi sono sentito ‘il nemico’, lo straniero. Se mi fosse successo qualcosa…

Io le ho provate certe situazioni… Ma scommetto che il poliziotto non è mai andato al di là del confine italiano.

E si è visto…
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti ¦ commenti (popup)

domenica, 24 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni

Ne stavo giust’appunto parlando con un mio collega qualche giorno fa.

Ormai lavoriamo insieme da due anni (da quando il negozio ha aperto). Parlavamo di crescita personale.

Gli ho chiesto:’ Come hai investito questo tempo? Cos’hai fatto di significativo, di definitivo? C’è stata una crescita oppure non hai combinato niente? O guardi questi due anni e ti accorgi che non hai costruito nulla, che non c’è stata una vera e propria evoluzione personale?’.

C’ha pensato un attimo e deluso mi ha detto che non aveva fatto nulla. Il tempo è passato, è volato via, perso nei soliti gesti, nella solita gente e nei soliti pensieri. Un tempo vissuto tra lavoro, casa, università e locali. Nulla di più. Sempre la solita, identica vita.

L’unica vera svolta è stata la sua morosa che l’aveva mollato… e che poi si è rimessa insieme a lui. Ma non è stato un cambiamento che ha deciso lui, una scelta consapevole. È stato un cambiamento forzato.

Mi ha posto anche lui la stessa domanda.

In effetti, per uno che ha vissuto per il mondo, che ha conosciuto luoghi e persone, che ha vissuto una vita intensa e diversa giorno per giorno, che ha provato emozioni forti (sul palco e fuori) e vissuto alcune esperienze che le persone comune vedono solo nei film, vivere in Italia a fare un lavoro lineare e poco gratificante, un lavoro ‘normale’, potrebbe essere visto dagli altri come un fallimento della propria vita, una regressione.

Lo ammetto, a volte lo penso anch’io.

Tutto era più facile quando giravo per il mondo. Adesso per ottenere anche la minima cosa devo farmi un culo tanto…

Ma è proprio questo che mi spinge ad andare avanti.

Mi spiego meglio: ci sono cose che si ottengono non per meriti personali ma solo perché è il contesto che ce le fa vivere.

Mi spiego meglio con un esempio. È ovvio che se sali su un palco tutte le sere a fare cabaret, musical e giochi riceverai applausi e complimenti, riceverai il rispetto e l’ammirazione delle persone. È normale: la situazione non porterebbe a nient’altro che a questo. Ma sono appunto le condizioni a fare la differenza! Io sarei comunque io, un ragazzo qualsiasi che sceso dal palco diventa un ‘Signor nessuno’, che non spicca né attira attenzione.

Ecco il senso di tutto: ottenere gli stessi effetti, le stesse emozioni al di fuori delle situazioni ottimali.

Se io riuscissi ad ottenere lo stesso rispetto e ammirazione da persone appena conosciute, se loro mi apprezzassero non x’ sono un artista sul palco ma x ciò che sto dando loro semplicemente conversando, allora ho ottenuto dei risultati.

L’importante è avere degli obiettivi da perseguire. Non importa se sono obiettivi sotto gli occhi di tutti (guadagnare più soldi, un lavoro più prestigioso, aprire un’attività, ecc ecc) oppure solo dentro se stessi (un limite che si è riuscito a superare). L’importante è muoversi!

Vi porto un altro esempio: all’alba dei 31 anni mi sono messo a fare snowboard. È una cosa che avrei voluto fare a venti ma ho sempre rinviato. Il perché non ha importanza. L’importante è che ultimamente ho deciso che i miei desideri devono essere soddisfatti. Perché non voglio arrivare alla fine della mia vita a pentirmi di non aver realizzato i miei sogni, piccoli o grandi che siano.

E ancora, sto vivendo delle esperienze che a vent’anni le sognavo solamente. Sto passando i week end che ho sempre desiderato vivere.

Negli ultimi nove mesi ho attuato dei cambiamenti significativi. Cambiamenti che le persone non vedono… E va bene così. E chi li vede, mi guarda con occhi nuovi, occhi di ammirazione e rispetto.

Piacevole sensazione… Ma ancora più piacevole è quella che provo quando mi guardo nello specchio e vedo un uomo nuovo, migliore.

Certo, c’è ancora tanto da fare, tanto lavoro da compiere. Ma l’importante è non fermarsi, non accontentarsi.

L’importante è sentire di star vivere e non sopravvivendo.
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti ¦ commenti (popup)

giovedì, 21 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni

Non avete mai avuto l’impressione di non stare facendo abbastanza? Di starvi muovendo, questo sì, ma non in modo definitivo, concreto, totale? Come se steste facendo dei piccoli passi ma con la consapevolezza che le vostre gambe potrebbero fare ben altro: corse, scatti improvvisi e salti?

Da una parte sento di stare cambiando, di essere più selettivo in ciò che faccio per non disperdere le mie energie in modo inutile, ma dall’altro mi guardo intorno e mi accorgo di come ci sono persone che si stanno muovendo in modo più dinamico.

Ad esempio, un mio amico in questi tre anni ha seguito un corso da massaggiatore e ora che ha preso il diploma sta frequentando un corso di massaggio ayurvedico. Un’altra mia amica ha frequentato un corso di naturopatia e adesso si sta specializzando e sta arricchendo il suo bagaglio con nuove nozioni.

Loro hanno un obiettivo, un progetto, e si stanno muovendo per realizzarlo.

Io… Non so.

Ho dei progetti e ci sto lavorando… Ma a volte mi perdo, a volte rallento. A volte passo ad altri progetti per poi tornare ai precedenti.

Mi sembra di non star facendo abbastanza, di star facendo piccoli passi ma non significativi, come se stessi facendo piccoli cambiamenti ma che non portano ad un netto, inconfutabile miglioramento di ciò che sono. Come se versarsi piccole gocce in un lago, quando c’è gente che nel proprio lago costruisce canali, lo riempie di pesci, di piante acquatiche, ecc.

A volte penso che potrei fare di più, potrei realizzare qualcosa di grande… O almeno potrei creare qualcosa di cui essere fiero, senza il dubbio che sia solo un granello di sabbia nel deserto.

pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti ¦ commenti (popup)

domenica, 17 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni, giustizia, contro-informazione

Pensavo oggi ad una cosa: avete presente i carcerati? Lo sapevate che in carcere loro lavorano (facendo lavori di falegnameria, meccanica, ecc) e che ogni mese viene versato loro uno stipendio in un conto corrente aperto apposta per loro?

Non vi va rabbrividire?!?!

Riflettiamo su questo fatto: del nostro stipendio mensile (nostro inteso come persone oneste) una parte va a pagare la costruzione di un carcere nuovo, la corrente/acqua/gas/mensa dei carceri vecchi e nuovi, lo stipendio dei secondi e di tutte le persone che ci lavorano dentro e in più LO STIPENDIO DEI DETENUTI!!!.

Capite? Una persona mi ha rubato la macchina, finisce in galera e io gli pago lo stipendio! È come dire che la sto premiando per avermi rubato qualcosa!

I carcerati hanno commesso un crimine… E ricevono vitto e alloggio pagati da me!!

Non vi sembra un paradosso?

Allora, io dico questo: tu delinquente ti devi pagare tutto quello che stai usando. Tu non devi pesare sul mio stipendio. Devi pagare per i tuoi crimini. Mica lo devo fare io per te!!!!

Allora facciamo così: tu delinquente sei obbligato a lavorare in carcere per pagare il tuo ‘soggiorno’.

Lo so che ne faresti anche a meno di alloggiarvi… Ma ne faccio anche meno io di pagare per il tuo mantenimento!

C’è qualcosa di terribilmente sbagliato nella legge italiana…
Ma questa non è una novità…

pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti (1) ¦ commenti (1) (popup)

giovedì, 14 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni

Sabato sono finito in una discoteca che viene soprannominata ‘Lo zoo’, in quanto ci trovi qualunque cosa, dalla 16enne alla 60enne…

Specialmente verso fine-serata, ti becchi degli spettacoli veramente deprimenti, tipo ‘vecchietti’ sui divanetti a dormire e donne di una certa età, ‘peso’ e bruttezza sedute a guardarsi intorno deluse e sconsolate.

Ho sfruttato quest’occasione per osservare i visi delle persone.

È strano… Perché vedo dei 40/50/60enni con i visi sofferenti, affranti, devastati dall’età e dalle delusioni della vita… Si vede proprio che si sono lasciati andare alla depressione, che si sono abbandonati al lato triste della vita. È palese che si stanno trascinando avanti per inerzia. Lo dimostrano palesemente i loro abiti: sono spenti e antiquati quanto lo spirito di chi li indossa.

Mi domando se sono sempre stati così o se lo sono diventati.

Se quand’erano giovani erano i classici studenti secchioni occhialuti, sempre chiusi in casa a studiare mentre la vita fuori proseguiva, se mentre loro vivevano solo attraverso le pagine di un libro i loro coetanei erano sempre a caccia di emozioni e di esperienze.

Poi sono cresciuti ma nulla è cambiato dall’adolescenza: hanno sempre mantenuto le distanze dal mondo e da coloro che gli avrebbero dato un pizzico di felicità nel grigiore della loro vita.

Oppure erano ragazze oppresse dalla propria famiglia, che non permetteva loro di uscire e di divertirsi. Sottomesse da chi invece doveva solo amarle, isolate da ciò che avrebbe permesso loro di crescere, impaurite persino dalla propria ombra, a seguire le orme di una madre casalinga e con zero aspirazioni e crescita professionale. Forse odiavano la loro madre eppure ne sono diventate la copia. Le riconosci x’ in discoteca hanno abbigliamenti degli anni ’50, non si truccano ne cercano di migliorare un minimo il loro aspetto, tutte scompigliate e con il viso solcato da rughe e tristezze, curve in avanti e con lo sguardo perso nel vuoto.

Hanno tutti attraversato gli anni nell’ombra di loro stessi, impauriti da tutto e tutti, convincendosi che la vita è tutta lì, in un trascinarsi  a passo lento e testa bassa sperando che un miracolo potesse rendere migliore la loro esistenza… Per poi trovarsi ormai vecchi, immersi nella loro visione pessimistica del mondo e ormai con nessuna possibilità di uscire.

Così si ritrovano in una discoteca, a guardarsi intorno stanchi e delusi, consapevoli che:

- se l’altro sesso non li cagavano da giovani, figuriamoci adesso,

- che in mezzo a ragazzi/uomini che hanno stile, coraggio e voglia di vivere, loro sono al pari di un fantasma,

- che le loro piccole decisioni di rimanere quello che sono (sottomessi, insoddisfatti, depressi, impauriti dal mondo) li hanno portati a non dare alla vita la giusta importanza.

O forse non sono sempre stati così. Forse avevano sogni ed energie da vendere e ciò che vediamo adesso di loro è solo il risultato di battaglie che li ha visti sconfitti (un matrimonio fallito, dei figli che li odiano, un lavoro che li ha abbandonati lasciandoli disoccupati, una condizione economica disastrosa). Forse hanno cercato di lottare, di non mollare, ma quando le sconfitte sono state tante, troppe, hanno preferito rinunciare, gettare a terra le armi e aspettare il colpo di grazia.

Perché è facile dire di non mollare mai quando si hanno i genitori a pararti il culo, un tetto sotto la testa, una famiglia che ti vuole bene e un lavoro sicuro.

A volte ci penso… Ho le mie piccole vittorie… Ma su cose veramente insignificanti se paragonabili a coloro che ogni giorno lottano per non morire di fame o per la guerra, a chi si trova disoccupato e senza casa e deve mantenere non solo se stesso ma anche una famiglia.

È con questa consapevolezza che mi accorgo come per loro tutti i miei piccoli problemi sono cazzate e tutte le mie vittorie solo sciocchezze infantili.

Lo penso anch’io… Ma penso anche che sono le piccole vittorie che creano una grande vittoria, che ogni piccolo passo che faccio per migliorarmi è un modo per non perdermi, per non ridurmi un giorno a trovarmi in una discoteca depresso e sconfitto.
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti ¦ commenti (popup)

lunedì, 11 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : uomini e donne

Una mia amica ha delle amiche che hanno il fidanzato, l’amante e l’amante dell’amante…

Un’altra mia amica è sposata da 10 anni. È andata al mare con una sua amica e lì… Non mi ha detto cos’ha fatto ma ha fatto intendere che qualcosa c’è stato con un ragazzo…

Quando facevo l’animatore i mariti lasciavano andare a dormire la moglie e poi uscivano per incontrare l’animatrice di turno… Stessa cosa facevano le donne, ma con stile: dicevano ai mariti che dovevano andare a fare un viaggio di lavoro e poi andavano al villaggio a zompare col capo-animazione…

In piscina ascolto una ragazza che si lamenta del proprio moroso, che è geloso quando lei parla con qualcuno, che quando lei va in discoteca con le amiche lui con una scusa si fa trovare lì (per tenerla d’occhio). Lei si lamentava… Eppure ci sta ancora insieme…

Al bar le vedi subito le coppie sposate: si guardano in giro annoiate e non si scambiano una parola…

Uscivo con una coppia. Lei a dire al suo moroso ‘amore, ti amo tanto, ecc’… Poi si è venuto a scoprire che aveva un altro, che lo frequentava già da giorni… E quando le ha fatto comodo (o meglio, quando è stata sicura che l’amante le avrebbe dato sicurezza affettiva) ha mollato il precedente e si è subito messa con l’altro.

Nelle interviste in televisioni e su libri riguardanti la prostituzione si scopre che i clienti abituali sono i mariti/padri di famiglia…

Le coppie sono tutte ‘puccipucci/amoreamore’, poi alla prima vacanza che fanno da soli cornificano il/la fidanzato/a… E poi tornano a casa e tornano a fare puccipucci come se nulla fosse accaduto…

Ho letto che spesso le donne incinta vanno dal medico con il seme dell’amante per essere sicure che il figlio non sia suo ma del marito… Col risultato che 1 bambino su 5 non è figlio del marito!!!!

Uno schifo!

Siamo arrivati al punto che sono le donne ad essere orgogliose di avere un’amante. Anzi, se non ce l’hanno si sentono emancipate!

Fanno tanto le puritane perbeniste e poi hanno i loro bei scheletri nell’armadio… Ipocrite!!! (Ma lo stesso vale per gli uomini, ovviamente!)

Non puoi più credere a chi hai davanti… Almeno un tempo le persone non lo facevano x’ sapevano che se fossero state scoperte sarebbero state ripudiate dall’intera società. Adesso invece che restare fedeli significa passare per bigotte…

Come potresti aver fiducia in una persona quando intorno a te ci sono solo persone che tradiscono? Pensi che il tuo partner sia migliore degli altri? Pensi che ciò che gli dai sia sufficiente? Pensi che x’ ti dice tante belle frasi dolci ed ti accompagna ogni domenica pomeriggio al centro commerciale a fare shopping vuol dire che pensa solo a te?

Bhè, lasciatevelo dire: illusi!

Intendiamoci, non sto dicendo che tutti tradiscono e vengono cornificati… Semplicemente non puoi essere sicuro di colui che hai davanti.

X’, obiettivamente, pensate invece che tutte le persone ‘cornificate’ se ne erano accorte? Che certe cose i partner le facevano alla luce del sole? Lo sapevano e facevano finta di niente? TUTTE?!?!

Mi ricordo un mio amico che mi aveva detto:’ Ma a questo punto non puoi più fidarti di nessuno!’.

Sfortunatamente, su certe cose no…
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti (1) ¦ commenti (1) (popup)

mercoledì, 06 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni, uomini e donne

C’è una mia amica che non ha un ragazzo da anni. Non ha più fatto l’amore (ma neanche il sesso) da allora.

Le ho chiesto se le manca il calore di un uomo, le sue carezze e le sue attenzioni, i baci appassionati e il condividere insieme vita ed esperienze.

Lei mi ha dato la stessa risposta che avevo trovato io quando ho passato un lungo periodo della mia vita nella sua stessa situazione.

‘ Ci si abitua’.

E in effetti è vero: sei così abituato a vivere da solo, a non ricevere più certi tipi di attenzione e a provare certe emozioni travolgenti, che poi ti abitui a questa condizione.

Anestetizzi lo spirito e i sensi.

Ciò che avevi vissuto in passato con altri uomini è solo un lontano ricordo e ti accorgi che puoi far a meno di queste emozioni, di questi momenti.

È come se fossi stato abituato a guardare l’alba e poi passi un lungo periodo guardandola solo attraverso una cartolina. Non senti il calore del sole e il vento che ti accarezza i capelli.

E paradossalmente, non provi tristezza nel non provare più certe emozioni. Come se una patina fosse calato su quel lato del tuo cuore che fino ad allora era così vivo e vibrante…

È vero che quando una condizione diventa abitudine risulta la sola realtà.

L’ho provata anch’io questa emozione.

Pensavo al passato e alle ragazze che ho avuto… Eppure mi accorgevo che mi bastavo io. Non avevo bisogno in fondo di nessun altro.

Nella mia solitudine avevo trovato un equilibrio.

Ma non era un equilibrio fasullo. Non è che rifuggivo dalle donne x’ ero incazzato con loro o x una depressione relazionale. Semplicemente, non avendo più l’occasione di avere una ragazza, mi accontentavo di vivere la mia vita con i miei tempi e le mie passioni.

E paradossalmente andava bene così… Finché poi ho ricominciato a frequentare delle ragazze… E le emozioni sono esplose, tutte d’un colpo. Tutto il mio desiderio accumulato è divampato.

Adesso non posso più farne a meno.

Quella che prima era l’abitudine a stare da solo, adesso è diventata l’abitudine a scambiare calore con altre donne.

E allora ho capito… Che se ci si può abituare alla solitudine, allora ci si può abituare a tutte le altre emozioni: all’altruismo, all’amore incondizionato, alla voglia di vivere e divertirsi, a percepire la vita in modo positivo, a credere che possiamo migliorarci e vivere meglio i nostri anni.

Basta così poco, maledizione!

Basta sforzarsi di rendere un’eccezione un’abitudine.
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti (1) ¦ commenti (1) (popup)

domenica, 03 agosto 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni

C’è una cosa che non dovrete mai fare nella vostra vita se vorrete avere salva la vostra anima… Ed è andare in un centro commerciale di domenica pomeriggio, specialmente se d’estate.

E ve lo dimostra il commesso quando vi accoglie sulla soglia del negozio, con un sorriso forzato e un buongiorno che sa più di vaffanculo. Perché voi non potete capire, ingenui umani… Non potete immaginare cosa prova un commesso quando vi vede entrare.

Immaginate questo povero ragazzo, che ha passato il sabato sera in discoteca e riesce ad infilarsi a letto alle 6 del mattino…

Immaginatelo che si deve alzare alle 7.45 per aprire il negozio con altri sventurati compagni di disavventure domenicane. E non scordatevi che anche la sera prima ha dormito solo 2 ore (volete forse fargli sprecare un venerdì sera per stare a casa a guardare un film, mentre i suoi folli amici del week end se la spassano senza di lui?!?!).

Immaginatelo che si trascina al lavoro, con ancora la stanchezza a mille e l’alcool che gli gira in corpo con conseguente sbandamento del soggetto.

Apre il negozio e si vede questa moltitudine di persone che schizzano dentro con grande energia e voglia di rompere i coglioni al poveraccio.

E il povero commesso, pur essendoci abituato a scene di questo genere dato che sono anni che fa questo lavoro, si sorprende ogni volta di questa ressa. Per alcuni semplici motivi:

1)Se una persona si alza alle 8 per andare al centro commerciale vuol dire che la sera prima l’ha passata in casa a guardare ‘la corrida’. Dopodiché è andata a letto alle 22 per essere pronta ad affrontare una domenica di spese folli. E una persona che vive in questo modo il sabato serva implica che la sua vita è veramene all’insegna dell’abbandono e del vuoto esistenziale.

2)Se è lì a quell’ora vuol dire che la sua vita sociale è tendente a zero… Ma questo non vuol dire che ce l’abbia anche il povero commesso! E allora x’ non fare cambio di ruoli?? Il cliente sfigato diventa commesso della domenica e il commesso se la va a spassare di notte per poi dormire fino alle 16 inoltrate.

3)Se il cliente è un ragazzo ed è al centro commerciale con la ragazza vuol dire che la sera prima sono andati a letto presto ma, cosa MOLTO più grave e triste, non hanno trombato ne la sera prima, ne questa mattina (altrimenti col cavolo che il ragazzo, dopo 1 ora di ‘baldoria’ ha voglia di vestirsi e di andare a fare shopping). Dulcis in fundo, se il ragazzo accompagna la ragazza x negozi vuol dire che è un succube e uno zerbino, alla mercé della propria ragazza (e il commesso lo guarda con compassione: va bene che tira più un pelo di f…a che un carro di buoi… Ma esiste una parola che si chiama ‘dignità’… Che l’uomo ha dimenticato nel momento stesso in cui si è fidanzato)

4)Se fuori c’è un sole splendido è INAMMISSIBILE che una persona con una parvenza di Q.I. si va a chiudere in un negozio x tutto il giorno (pranzano anche lì!!! Scandaloso! Sono in gita al centro commerciale… Che tristezza immensa…). Il commesso capisce d’inverno (c’è brutto tempo, piove… Ci sta anche di chiudersi al calduccio in un negozio a curiosare… Anche se a ben guardare sarebbe ancora meglio stare a casa a copulare selvaggiamente con la propria morosa…) ma d’estate no, cavoli! Esiste il mare, la montagna, il lago, un prato per farci un pic nic, un fiume, il giardino di casa, il giro in bicicletta… Ma non ti puoi chiudere in un negozio, Cristo!!!! E il povero commesso pensa alla libertà e a tutto ciò che avrebbe potuto fare se il negozio fosse rimasto chiuso… E odia profondamente i clienti e il sistema italiano…

5)Se il cliente porta il figlio fin da piccolo al centro commerciale e ci passa tutta la giornata (pranzo incluso), il bambino crescerà pensando che quella è la vita. Non penserà alla domenica come una giornata in cui poter correre per i prati, divertirsi all’aria aperta e giocare con gli amichetti. No, penserà che quello è il giorno per spendere tutti i soldi in oggetti inutili e costosi! La sua vita non sarà all’insegna del fare esperienze di vita ma ad accumulare oggetti che gli anestetizzano il cervello! Non vi sembra un quadro triste e penoso?!?!

7)Se tu cliente passi l’estate mantenendo il tuo colorito bianco-zombie, significa che non hai passato mezza giornata a goderti il sole… Quindi avrai fatto sicuramente il giro di tutti i centri commerciali della zona!!! Non è un quadretto penoso?

 

Quindi, amici miei, sappiate che se entrerete in un negozio di domenica pomeriggio di una splendida giornata di sole, aspettatevi che il commesso vi tratti di merda, non vi caghi neanche di striscio e se lo fa è solo x’ è costretto a vendervi ciò che gli state chiedendo. E non vi aspettate che vi dia una spiegazione esaudiente su un prodotto, specialmente se il commesso intuisce che lo state chiedendo non per comprarlo ma solo per passare il tempo (il commesso sta sprecando il suo tempo per le tue domande del cazzo!).

E se volete reclamare per un difetto di un  prodotto acquistato nei giorni precedenti… Non fatelo di domenica. X’ non solo il commesso vi tratterà peggio del solito, ma sarà più incline a mandarvi a cagare con tutte le sue forze. X’ non potete rompergli pure i coglioni di domenica!!! Lasciatelo stare, povero Cristo!

E quando vedrete il povero commesso, alle 16/17 della domenica pomeriggio, guardare con profonda tristezza o con lo sguardo perso nel vuoto una folla smisurata di persone affollare il negozio, sappiate che sta solo prendendo consapevolezza di quanto il mondo stia andando a rotoli, di quanto le persone siano ormai un ammasso di pecoroni che seguono la moda del momento (che può essere lo ‘spendi lo stipendio in cazzate’ o ‘una domenica in un negozio appaga più di una passeggiata all’aria aperta’), di quanto ormai quel tipo di lavoro (ma soprattutto le persone) gli sta portando solo delusioni e che se i negozi seguono la filosofia dell’apertura domenicana non è colpa della legge italiana x’ questa dà solo ciò che l’italiano medio desidera...
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti (1) ¦ commenti (1) (popup)

mercoledì, 30 luglio 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni

Ci sono momenti che non si possono descrivere finché non si vivono, certe esperienze ed emozioni che toccano solo la persona interessata.

Ho ribadito più volte che certi cambiamenti che sto attuando su me stesso mi stanno migliorando e inorgogliendo, a dispetto di ciò che pensano gli altri.

Ciò che sto facendo è portare alla luce il mio vero me stesso, dopo anni che ho indossato maschere che mi calzavano a pennello al punto da credere che fossero quelle il mio vero viso… Ed ero persino convinto di non poter fare nulla per levarmele!

Ma c’è un motivo x cui solo in questi mesi ho deciso di cambiare: c’è stato per un pensiero riguardante il passato che mi ronzava continuamente nella testa.

Quando ero adolescente, ho lasciato che la mia insicurezza fermasse i miei tentativi di avere una storia ‘d’amore’ con una ragazza.

Non ho mai avuto una storia ‘romantica’ e adolescenziali. Sapete, come quei film di quattordicenni che si trovano in scoouter al muretto e si baciano per ore, che condividono i loro problemi (legati alla scuola, ai genitori oppressivi e al desiderio di autonomia), che cercano di vivere la loro sessualità anche se in modo imbarazzato e confuso.

Mi sono perso quelle piccole attenzione da fidanzatini, quei batticuori di una storia appena iniziata e con la parvenza di poter durare tutta la vita, quel senso di essere invincibili finché si è uniti, quella voglia di sperimentare insieme emozioni ed esperienze.

Io sono passato direttamente ad una relazione ‘seria’, fatta di sesso, di vita e problemi da maggiorenne.

Mi sono bruciato la mia adolescenza affettiva.

Il mio più grande rammarico è quello di non aver vissuto un’esperienze legata a quel particolare periodo della mia vita, essermi bruciato ciò che per (quasi)  tutti era stato un passo naturale.

È per questo che ho deciso, in questo ultimo anno, di cambiare per poter vivere appieno ciò che mi stavo perdendo.

Ci sono esperienze che puoi fare solo da giovane.

Esempio, lo snowboard lo puoi fare solo quando il tuo corpo è ancora al massimo della forma. Non puoi metterti a farlo a 60 anni: ti romperesti alla prima curva!

Ecco perché non voglio più pentirmi di ciò che sto lasciandomi indietro.

Non voglio arrivare a 60 anni a dovermi pentire per essermi perso delle esperienze solo per timore o paura pura.

Guardo mia nonna 87enne.

Si muove in modo lento e stanco. Ormai le forze la stanno abbandonando. Guarda il vuoto nel silenzio della sua stanza. Sta aspettando, forse la morte.

Io la guardo e penso che anche lei, tanti anni fa, era una trentenne come me, e prima ancora una ventenne e un’adolescente.

Anche lei aveva pensato che aveva ancora tutta la vita davanti… E che l’avrebbe vissuta nel migliore dei modi.

Ma se non l’avesse vissuta? Se si trovasse adesso ad avere rammarici e nostalgie di vite mai vissute?

Non lo saprò mai, né voglio chiederglielo. Voglio illudermi che lei ha vissuto appieno la sua vita, senza ripensamenti né nostalgie.

Forse lei aveva vissuto anni rimandando le sue priorità, convinta che c’era ancora tempo per realizzare i suoi sogni… E adesso sono passati 87 anni… E non credo che abbia realizzato i suoi sogni… O cmq in minima parte, sconfitta com’è stata dalle paure che la società le ha inculcato fin dall’infanzia.

È guardando lei e tutti i vecchi che vedo per strada e tutti quelli che vedo nei necrologi (vecchi o giovani che siano) che mi convinco che il fine ultimo della vita è essere felici e divertirsi, a dispetto di ciò che possono pensare e credere gli altri.

Come dice una canzone dei gemelli diversi: ‘ Tu la chiami leggerezza, io la chiamo buon umore’.

Perché pensando a mia nonna, io sono convinto che la mia più grande paura non sia morire ma morire senza aver vissuto.

pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti ¦ commenti (popup)

domenica, 27 luglio 2008 ¦ Permalink
categoria : riflessioni, uomini e donne

Qualche sera fa è stata una serata molto singolare. Sono andato nella mia solita discoteca con i miei amici… E lì ho trovato la mia ex, ovvero l’ultima ragazza seria che ho avuto (che tra l’altro, tra tutte le storie, è stata quella più seria e intensa).

Sono passati ormai 7 anni da quando l’ho lasciata.

Ognuno ha intrapreso altre strade e ha vissuto altre esperienze, com’è giusto e naturale che sia.

Io sono partito per fare l’animatore. Ho vissuto 2 anni all’estero. Poi sono tornato in Italia e sono tornato a fare il commesso… Ma parallelamente ho cercato di crescere in quegli aspetti di me che mi stavano stretti.

È stato alquanto curioso rincontrare la mia ex.

Intanto ho lasciato che i miei amici tacchinatori la tacchinassero. Volevo vedere come interagiva con loro. Da questo punto di vista non è cambiata: riservata e diffidente, seria e composta. Non ha lasciato loro modo di interagire con lei.

Poi è stato il mio turno.

Ci ho parlato come farei non con un’amica o ex ragazza con cui ho mantenuto in contatti (anche x’ erano anni che non parlavamo insieme) ma come una conoscente.

Abbiamo più che altro parlato delle sue storie amorose, di come le sue esperienze l’hanno cambiata, fortificata ( o per meglio dire, disillusa e delusa).

È stato veramente strano accorgermi, mentre lei parlava, di come fossi insensibile ai suoi commenti sugli uomini e alle conseguenti delusioni che ha avuto. Davanti a me non c’era una ragazza con cui avevo condiviso gioie e dolori. Non provavo gelosia mentre ascoltavo i suoi racconti.

È passato così tanto tempo che i ricordi sono sbiaditi e con essi anche le emozioni annesse.

Era, appunto, come ascoltare una conoscente che mi raccontava della sua vita (quasi fosse un compagno delle elementari rivisto dopo 20 anni).

… Eppure ci sono stati alcuni brevi istanti in cui le guardavo le labbra e mi tornava in mente che un tempo quelle labbra baciavano le mie con trasporto e ‘amore’.

È stata una sensazione strana.

Intendiamoci, non c’era tristezza ne nostalgia in questa reazione. Più che altro una consapevolezza temporale, una presa di coscienza di come il tempo cambia le persone, i rapporti e le emozioni che li unisce.

Mi è dispiaciuto per lei: avrei preferito che mi raccontasse che era felicemente innamorata o sposata.

Invece non è stato così.

La sua solitudine mi ha pesato.

Siamo rimasti a parlare a lungo (x i miei canoni di dialogo in discoteca): di lei e di coloro che conoscevamo e che ora sono felicemente sposati.

La squadravo e la sfioravo; lei non si tirava indietro come invece aveva fatto con i miei amici.

Del nostro vecchio legame, qualcosa era rimasto, seppur in minima parte.

Ma capivo anche che qualcosa era cambiato in noi: io non mi muovevo più come un tempo, né la sfioravo come un tempo.

Stavo usando approcci collaudati decine di volte con le ragazze che avevo conosciuto in questi mesi.

Non lo facevo apposta; ormai erano parte di me. Partivano in automatico e neppure me ne accorgevo.

Il me che aveva conosciuto lei 7 anni fa era completamente differente.

Infatti anche la nostra amica (presente lì con noi) se n’era accorta e me l’ha fatto notare.

I cambiamenti c’erano, da parte mia e della mia ex.

Eravamo due persone completamente diversi da quelli di un tempo.

E con quest’ultima consapevolezza che l’ho salutata per tornare dai miei amici.

Ci siamo dati un paio di baci di circostanza sulle guance, come due vecchi amici che si erano incontrati dopo lunghi anni di lontananza e aveva poco o nulla da condividere.

Ma mi è rimasto dentro la consapevolezza di come due persone possano camminare sulla stessa strada per un certo periodo e poi dividersi, cambiare, migliorare o peggiorare senza che l’altro sappia nulla di questi mutamenti interiori. E sapere che non possiamo tornare indietro, che non possiamo frequentarci di nuovo o costruire qualcosa di nuovo x’ le nostre priorità sono cambiate (sicuramente le mie) e quindi i nostri obiettivi sono incompatibili.

Eppure, paradossalmente, c’era stato un tempo in cui io credevo nel nostro rapporto, in ciò che ci univa. Credevo veramente di poter passare la vita insieme a lei e di andare a convivere.

Con lei avevo provato delle emozioni indescrivibili, paragonabili, penso, a ciò che gli altri definiscono ‘amore’.

Non le farò mai leggere questo post, né le dirò che in camera mia, tra le tante cornici che ho appeso ad una parete, c’è anche una foto di lei che tiene tra le mani una torta, ricordo di un’estate che avevamo passato insieme in Toscana.

Tutto ciò resterà dentro di me. Un segreto che non dovrà giungere a lei.

Perché certi equilibri non devono mutare…

Tutto scorre, tutto cambia.

Questo è quanto.

Punto.
pensiero astratto di Andreavorio ¦ commenti (1) ¦ commenti (1) (popup)
'