Ultimamente stavo guardando un telefilm giapponese.
Ora, senza entrare nella storia (che tra l’altro è lunga e complessa), vi voglio raccontare una piccola parte che mi ha fatto riflettere.
C’è quest’uomo proprietario di questa multinazionale. In una di queste attività della multinazionale ce n’era una (vendita piramidale. Sapete cos’è? Io ho un pacchetto di prodotti. Delego altre persone a venderle ed io ci guadagno sui loro guadagni. Ma se loro trovano altre persone a cui affidare questi prodotti, loro guadagnano sulle vendite delle altre persone e io ci guadagno sia sulle vendite dei primi che dei secondi, e così avanti) in cui incappò una donna che a causa di questo lavoro perse tutti i suoi averi, s’indebitò e, presa dalla disperazione, si suicidò.
Ecco quindi che il proprietario, seppur indirettamente, è stato causa del suicidio della donna (in quanto il lavoro scelto dalla donna era ‘nato’ da lui, quindi in una certa misura era stato lui il responsabile di tutto, la causa scatenante).
Pensavo a tutti quelli che, vedendo questo telefilm, hanno pensato: che bastardo questo uomo che con la sua scelta di aprire questa attività ha portato il suicidio della donna.
Eppure noi tutti con il nostro operato provochiamo la morte di qualcuno.
Ad esempio, se io non dono dei soldi al 3° mondo, qualcuno sicuramente morirà a causa di questa mancanza. Se io invece di starmene nella mia casuccia col mio lavoro sicuro nel mio paese ‘civilizzato’ fossi andato in africa a costruire pozzi o cmq aiutato a rendere migliore la vita di quelle persone, sicuramente qualcuno sarei riuscito a salvare dalla morte. Se avessi evitato di comprare prodotti di marca (se tutti non comprassero prodotti di marca) non ci sarebbero bambini che lavorano 18 ore al giorno in condizioni pietose guadagnando stipendi da fame.
Il non agire, o l’agire solo per i nostri interessi, porterà sempre qualcuno a soffrire (o addirittura a morire).
Sono passati anni da quando non ho una ragazza. Per mia scelta, dato che ho notato che dopo i primi mesi di completo entusiasmo, il resto del tempo ero diviso tra un senso di noia, di prigionia forzata, di essere messo alle strette e senza via di uscita, come se la scelta di stare insieme ad una persona fosse un vincolo a vita da cui non mi potevo liberare. Naturalmente poi mi liberavo, mollandola, ma nel frattempo restava quel senso di sentirsi in catene.
Pensavo fosse legato solo alle ragazze.
Invece, ora che divido la casa con un mio amico, ho la stessa sensazione di promesse da mantenere e insoddisfazione da situazione che non posso cambiare.
E come al solito, ho una strana sensazione di fondo che mi perseguita, la stessa di quando ero insieme ad una ragazza. Una leggera tristezza che mi attanaglia.
È questo mi ha fatto pensare che in fondo io sto bene da solo: riesco a condividere qualcosa di me ma a breve termine. Poi il piacere diventa dovere (la promessa di ospitarlo in casa) e questo incomincia a pesarmi.
La situazione si aggrava x’ ho fatto una promessa spinto dalla voglia di aiutare un amico… Ma non sono stato abbastanza lungimirante: dovevo considerare che a me piace vivere da solo. Il dover, ad esempio, farmi le seghe mentali per far venire una ragazza a casa mia e far allontanare il mio coinquilino diventa una situazione per me antipatica.
Più che altro x’ mi spiace costringerlo ad uscire di casa per una sera… E anche se ne ho tutti i diritti (come mi dicono tutti) ho quella sensazione di… egoismo che mi frena.
Certo, ho trovato una soluzione inconscia drastica per risolvere il problema… Ma ciò non toglie che il problema rimane.
Ma al di là di tutto, mi lascia perplesso questa mia voglia di solitudine. Sono circondato da persone che hanno bisogno di una compagna, di una famiglia,di dividere i propri momenti con qualcuno… Mentre io non ho bisogno di niente: mi piace tornare a casa e cenare da solo davanti alla tv, navigare su internet fino a tardi, portare avanti i miei progetti in solitaria, non di coppia o di gruppo.
Intendiamoci: va bene così.
Mi stupisce solo come tutte le persone mi dicano che non è possibile che io voglia stare da solo, che non voglia una ragazza o circondarmi di amici che entrano ed escono da casa mia.
Di fronte ad un mondo che segue lo stesso iter, io sono il diverso.
O forse non sono il diverso: forse ho solo capito meglio come gira il mondo. Mentre le altre persone si conformano semplicemente al resto della società.
Riflettevo sui miei ex compagni di classe e amici della mia stessa età.
La maggior parte sono sposati e con figli, o conviventi.
Ho ripensato alle mie storie passate e alle storie che stanno avendo le mie ex (adesso c’è chi è già sposata, chi convivente e chi sta mettendo su casa con il moroso).
Pensavo a me e loro: mettiamo che invece di 20 anni le avessi conosciute a 30… Cosa si sarebbero aspettate?
Nel senso, mi è capitato di parlare con ragazzi/e che mi confidavano che ormai erano ‘vecchi’ e quindi dovevano mettere la testa a posto, metter su famiglia.
Cercavano una persona con cui fare una storia ‘seria’, da adulti.
Quindi, pensavo: se le mie ex mi avessero conosciuto adesso, il loro pensiero non sarebbe stato fare una storia con me ‘normale’ ma una storia che avesse i presupposti di una convivenza o matrimonio.
Per capirci: che fossi io il loro ragazzo o un altro ‘di pari livello’ non era importante: l’obiettivo era metter su famiglia.
Capite il senso? Secondo molte donne ad una certa età non decidono di metter su famiglia con un uomo x’ lui è il migliore tra tutti quelli che ha trovato lei. Semplicemente lui è capitato nel momento giusto.
Magari il suo uomo ideale l’aveva conosciuto 10 anni prima (quando aveva 17 anni) ma le condizioni e la mentalità non erano da convivenza/matrimonio.
Non credo che tutti scelgano di metter su famiglia solo quando trovano la persona giusta. Penso più che sia una conseguenza ad una stanchezza interiore. Quando si era giovani si usciva con gli amici, si faceva baldoria, si passava da una donna all’altra con scazzo. Poi secondo me cresce una cerca stanchezza per tutto quel movimento e frenesia; si vuole stare più tranquilli, si pensa più a stare a casa la sera a guardare la tv piuttosto che andare in disco fino alle 5 del mattino. E si sa, una situazione così da soli è da spararsi: meglio avere accanto qualcuno che condivide la sua sedentarietà. Ecco che si trova la prima brava ragazza e via di convivenza.
Ma prendi la stessa ragazza e falle conoscere il ragazzo 10 anni prima e vedrai che il ragazzo non la cagherà neanche di striscio.
E quindi, direte voi? Quindi, l’uomo attuale pensa di esser stato scelto dalla convivente/moglie/madredeisuoifigli perché è stato il migliore fra tutti quelli che lei ha avuto MA la verità è che è solo illusione. È il migliore adesso x’ è disposto a soddisfare i bisogni della donna.
Ma c’è differenza tra essere apprezzato x’ considerato il migliore o apprezzato x’ in quel momento la ragazza ha bisogno di qualcuno che non le crei problemi, che faccia il bravo ometto di casa, che non sia uno di quelli da prendere con le pinze altrimenti fa presto a sbolognarla x trovarne un’altra.
Mi sono messo a discutere con una mia collega sui programmi tipo ‘x-factor’ e ‘amici’. Lei, accanita fan di questi programmi, si è trovata a scontrarsi con me, accanito oppositore.
Lei era lì che spiegava quanto tizio caio cantasse bene, quanto tal’altra fosse un po’ stonata, quanto fosse stato pesante il litigio tra pinco e pallino… E io lì che restavo allibito.
A parte che non capivo assolutamente di chi stesse parlando (ma manco me ne fregava)…Ma il solo fatto che seguisse con così tanto trasporto queste trasmissioni mi lasciava perplesso.
Più che altro x’ vedevo in lei lo stereotipo della casalinga media che passava le serate in casa a guardare programmi insulsi ed inutile.
Ora, pensiamo solo che siamo nati per evolverci. Prendiamo informazioni dall’esterno x aiutarci a capire meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo.
Io posso guardare un film e assimilare un concetto o un punto di vista diverso dal mio. Idem per quanto riguarda leggere un libro o un fumetto o una canzone.
E capisco anche guardare una volta un programma del genere (metteteci anche la fattoria, il grande fratello e altre boiate del genere)… Ma solo una volta!!! Giusto il tempo di dire: ‘ Che cagata di programma!!!’ e cambiare canale.
Non puoi appassionarti ad un programma stupido e vuoto. X’ se le tue passioni orbitano intorno a programmi vuoti, vuol dire che la tua vita non dev’essere così ricca di evoluzione.
Pensate solo a quanti programmi interessanti esistono a questo mondo e che accrescono la tua cultura (per esempio, ho visto un programma che mostrava quanto l’impatto di un pugno contro il viso di una persona deformasse in millesimi di secondi tutti i muscoli coinvolti e addirittura quelli distanti dall’impatto).
Poi pensate ai programmi ideati apposta x non farti pensare, per staccare la spina, per anestetizzare il cervello.
Non vi sembra semplicemente disgustoso che fino a pochi mesi fa tutti gli lanciavano merda x le sue vicissitudini personali e adesso che è morto è tornato ad essere un mito, un idolo?
Persone che manco lo salutavano adesso si mettono a cantare canzoni in suo onore e persone che prima non fischiettavano neppure un suo motivetto (x non passare da simpatizzanti e quindi politicamente scorrette) adesso si mettono a cantare le sue canzoni in pubbliche e a squarciagola (x’ adesso i mass media rivolgono di più i loro pensieri al Jackson cantante che non all’uomo con problemi psicologici).
Ancora peggio: ora che è morto tutti speculano su di lui, facendo uscire libri, dvd, album e persino suonerie con i suoi vecchi successi (intendiamoci: è business: bisogna guadagnare soldi e per farlo bisogna dare ciò che la gente chiede. Ed è questo il vero problema: non delle aziende ma della gente).
A volte ho veramente paura del sistema, di ciò che potrebbe fare se muovesse la stupidità dell’umanità verso la distruzione (intendiamoci, non che non lo stia già facendo, ma attraverso mosse più sottili).
Mi sono accorto di una cosa veramente curiosa.
Io ho sempre criticato le coppiette che si chiudono nel loro mondo ‘di amore’, dimenticando amici che fino ad allora consideravano importanti e irrinunciabili.
Li abbandonavano, convinti che l’unica persona veramente importante fosse il loro partner.
Mi ricordo ancora un mio amico che, al mio disappunto che ormai non faceva più neppure una serata con i nostri amici da quando era subentrata la sua donna, mi ha risposto:’ Io con loro mi annoio. Dato che mi diverto con la mia donna e non con loro, non ha senso che esca con i nostri amici’.
Lo ammetto: mi ero molto incazzato per questa cosa. Più che altro x’, ho pensato: ma allora i nostri amici erano solo un riempi-serata: piuttosto che stare a casa a poltrire sceglievi loro, non x’ stavi bene con loro ma x’ non avevi di meglio da fare.
Oppure in questi giorni mi sono accorto di una cosa: anch’io ragiono così.
Mi spiego meglio:non ho la morosa ma ho tanti amici.
Eppure, questi amici, hanno livelli d’importanza diversi.
Ad esempio, ho gli amici del week end (quelli con cui mi diverto di più, quelli per cui vale la pena farsi decine di km per raggiungerli, fare orari improponibili pur lavorando la mattina dopo, quelli che mi fanno pensare che vale la pena restare in questa città, in questa nazione, che con loro imparo ciò a cui più tengo).
Poi ci sono gli altri: quelli con cui esco in settimana per una serata tranquilla a chiacchierare in un bar o davanti ad una pizza. Sono i miei amici a zero sbatti. Loro mi fanno passare una serata tranquilla… Ma è solo in settimana che esco con loro. Mi è inconcepibile uscire nel week end con questi quando posso uscire con gli altri (i miei ‘amici del week end’).
Il problema nasce adesso: costretto a frequentare di meno i miei amici del week end, nel fine settimana sono costretto ad aggregarmi agli altri (quelli ‘della settimana’). Ed è qui che mi accorgo che loro sono, nel week end, amici di comodo: non posso uscire con gli altri ( che mi fanno veramente divertire ) e così ripiego sugli altri.
Addirittura, a volte passo il fine settimana a casa a dormire. Perché mi sembra meno triste stare in casa a guardare un film che non a uscire con ragazzi con cui fare un nulla di fatto (la solita serata a bere in un bar di quart’ordine a sparare cagate o in un locale pieno di gente passando il tempo a guardare le tipe passarci davanti senza fare il minimo tentativo per conoscerle).
Torno a casa da questi incontri con la sensazione di aver buttato via un week end, di non aver concluso niente.
E anche se, razionalmente, capisco che anche stare a casa a guardare un film è un buttare via una serata, mi rattrista di meno.
E ancora, cosa accadrebbe se perdessi i miei amici del week end? X’ prima o poi accadrà: si fidanzeranno/sposeranno, la compagnia si disferà e i week end li passerò con persone che non mi daranno le stesse emozioni goliardiche?
Devo crescere prima che questo accada. Devo diventare indipendente da loro, da tutti.
Devo sapermi divertire a prescindere dalla loro presenza.
Tutto questo per dire che, in fondo, anch’io uso le persone.
Non so se avete presente il caso di quel ragazzo di garlasco accusato di aver ucciso la fidanzata.
Vabbhè, sarà un paio di anni che va avanti questa storia: sta ragazza viene trovata ammazzata in casa sua. Il sospettato è il ragazzo, il quale però si dichiara innocente.
Chi abita in zona, legge puntualmente sul giornale locale qualche nuova notizia a riguardo.
L’ultima notizia, però, mi ha lasciato alquanto perplesso.
‘ Caso Garlasco: non sono stati trovati film porno nel computer del ragazzo’. Questo il titolo che si legge fuori dall’edicola.
Ora, io mi domando perplesso: ma cosa intende?
Significa un ‘Non si sono trovati i film porno quindi lui è un bravo ragazzo’ o ‘Non sono stati trovati, quindi il ragazzo deve avere qualche problema’?
No, perché io opterei sulla seconda.
È umanamente impossibile che il ragazzo non abbia immagini/film/riviste porno nel computer. È contronatura!
Da che mondo a mondo, tutti i ragazzi guardano porno o leggono fumetti: è nel loro dna!
È provato scientificamente: l’uomo usa come senso predominante la vista, mentre la donna di più gli altri sensi. È per questo che esistono riviste porno per uomini e non per donne: x’ la donna non ha lo stesso trasporto dato dagli impatti visivi.
È la stessa ragione per cui nelle pubblicità e nella tv predominano di più donne svestite o in abiti provocanti che non uomini.
Lavorare nel commercio mi provoca un improvviso e incontrollato disgusto per tutto ciò che diventa moda ma soprattutto per le persone che la seguono.
Capendo i meccanismi della moda, non posso che esserne disgustato.
Vi pongo alcuni esempi:
1) l’i-phone (o più in generale i cellulari touch screen). I touch screen esistono da alcuni anni eppure nessuno li cagava anche se avevano prezzi uguali o persino più bassi dell’i-phone. Poi è subentrato quest’ultimo: pubblicità a go go hanno portato a renderlo un cellulare di valore. Ed ecco che tutti, senza manco sapere quali erano effettivamente i suoi pregi e difetti (li ho venduti, quindi so il fatto mio sull’argomento), lo compravano. Dato che era diventato una moda, tutte le case produttrici hanno incominciato a sfornare simil-i-phone. E adesso tutti vogliono un touch screen.
2) gli orologi plasticasi che circolano in questi giorni. Ho già scritto un post qualche settimana fa. In breve, un orologio del valore di 50 centesimi lo vendono a 20 euro. Esteticamente fa cagare (lo trovavamo nell’uovo di Pasqua 20 anni fa) ma dato che è una moda per tutti è un bell’orologio, comodo, esteticamente accattivante… Che tristezza!
3) Le chiavette per connettersi ad internet. Dato che in tv tutti i gestori le pubblicizzano, allora via alla nuova moda!! Invece di informarsi su quanto effettivamente valga una chiavetta rispetto ad una connessione casalinga, corrono tutti ad acquistare la prima. Vi assicuro che sono decine le persone che acquistano la chiavetta senza sapere neppure le ‘controindizazioni’ e gli sbattimenti legati ad essa.
Questi esempi vi fanno capire come il gusto delle persone è guidato dalla tv e dai mass media. Ma peggio ancora una persona piuttosto che sbattersi per informarsi su ciò che effettivamente riguarda quella moda preferisce affidarsi al passaparola.
Mi ricordo quella frase che dice: ‘ O sei parte della soluzione o sei parte del problema’.
Chissà perché ci sono volte in cui mi spengo.
Parto carico ma poi sulla strada mi passa la voglia.
So che dovrei divertirmi, che la vita è breve, che non vorrò diventare vecchio senza essermela goduta, che se non ci si sta divertendo si sta buttando via il proprio tempo inutilmente, che a fine serata se sono stato apatico devo fare i conti con me stesso, che ogni volta mi ripeto sempre le stesse cose ma spesso non adotto i miei buoni propositi, so che…
Eppure non riesco a divertirmi, a sciogliermi, a essere più il me stesso allegro e spensierato.
È come se avessi una nebbia dentro me stesso che ogni tanto sale in superficie e nasconde la mia voglia di vivere. Capisco che c’è, cerco di contrastarla, ma vince sempre lei.
E il brutto è che non me ne accorgo sul momento.
Non mi metto a dire: guarda che sto sbagliando, guarda che dovrei divertirmi, vivi sta cazzo di vita invece di subirla passivamente.
Non ho coscienza del mio stato d’animo (e soprattutto di ciò che dentro di me rema contro la mia voglia di vivere e di fare esperienze) finché non è ormai finita la serata.
Mi riprometto che la settimana prossima sarà differente, che mi adopererò per renderla tale… Ma quasi sempre mi ritrovo a ricadere nel solito giro apatico.
Quanto mi ci vorrà per uscirne definitivamente? Cosa dovrò fare per cambiare veramente certe mie brutte abitudini? Che mosse devo compiere per non fare gesti inutili ma ottimizzare le mie risorse per raggiungere dei risultati?
C’è un modo per cambiare le brutte abitudine? un mezzo pratico e soprattutto che dà risultati concreti?
E’ incominciato tutto una ventina d’anni fa, ovvero quando mi sono appassionato alla lettura.
Peccato che la mia voglia di leggere e di fantasticare si contrapponeva alla mia memoria già allora scandalosa. Leggevo romanzi di azione/avventura/fantasy/horror e già dopo alcuni mesi mi ero dimenticato la storia. O meglio, ricordavo dei piccoli episodi (anche solo cazzate, tipo il protagonista che entra in una grotta) ma nulla di più.
Certo, mi restava la sensazione di aver letto un bel libro… Ma non potevo dire perché, se non in modo molto frammentato e superficiale.
Così incominciai a fare il riassunto dei romanzi che leggevo. Non nei particolari (non in stile bigino) ma almeno i punti salienti della storia li segnavo.
Poi arrivarono i libri impegnati (psicologia, essoterismo, religioni, complotti internazionali, ecc ecc).
Qui un riassunto non potevo farlo. Così incominciai a sottolineare le parti dei libri che mi interessavano.
E così siamo giunti a oggi.
Oggi ho 5 librerie piene di libri di ogni genere. Librerie di più di un metro di lunghezza con 6 scaffali ognuna. Potete immaginare la quantità di libri contenuti.
L’idea di sottolineare i libri è stata fondamentale per me: ancora adesso, ogni tanto, recupero un libro e lo sfoglio: tra quelle pagine ritrovo ciò che mi ha colpito allora nella lettura (e spesso che mi colpisce ancora adesso).
Mi sento come allora, stupito nel leggere come un autore sia riuscito in poche parole a trasmettere ciò che lui (ed io di conseguenza) pensava. Parole semplici ma potenti nella loro verità soggettiva che tante volte erano persino oggettive.
In quelle parole io mi rispecchio o trovo soluzioni o punti di vista che a me servono per risolvere una questione.
Se non avessi segnato quei pezzi, quelle parole, sarebbe andato tutto nel dimenticatoio.
In futuro avrei sì avuto la sensazione di aver letto dei pezzi profondi e travolgenti, ma non sarei mai più riuscito a ripescarli, se non rileggendo il libro (ma capite che o passo la vita a rileggere i libri oppure mi trovo una soluzione più pratica).